Gruppo Bancario Credito Valtellinese
Italiana Assicurazioni
Ministero dei Beni Culturali - Direzione Generale per il Cinema
Regione Lazio
Comune di Montefiascone
Unindustria
Università degli Studi della Tuscia - Viterbo
Fondazione Carivit
Camera di Commercio Viterbo
CNA Viterbo e Civitavecchia
Roma Lazio Film Commission












1 Agosto 2015: I vincitori della nona edizione di Est Film Festival

Montefiascone, 1 agosto 2015. Ed eccoci qui, anche quest’anno siamo arrivati all’ultima giornata di Est Film Festival. Dopo 8 giorni intensi concedeteci di cominciare più tardi, anche se alcuni di noi hanno fatto le 6:00 lavorando e questa mattina sono già in giro a preparare ogni cosa perché tutto in questa fantastica giornata sia perfetto, come merita il pubblico che da nove anni ci segue e che in questa edizione ha riempito ogni giorno le proiezioni; poco importa che fossero in sala o in piazza. Tirando le somme di questo nono Est Film Festival, siamo felici di essere cresciuti insieme: insieme ai nostri ragazzi dello staff di sala e dello staff tecnico, ragazze e ragazzi che s’impegnano 24 ore su 24 perché il pubblico possa godersi ogni giorno EFF; insieme ai nostri tecnici luci, video e audio che professionalmente preparano gli eventi e fanno tardi insieme a noi perché ogni proiezione, ogni incontro siano impeccabili; insieme al nostro chef e ai suoi ragazzi del catering che tutte le sere preparano le cene più buone che abbiamo mai assaggiato; insieme ai nostri sponsor e partner che, anche nei momenti di difficoltà, credono in noi e fanno sì che ogni evento di Est Film Festival sia totalmente gratuito.
Arrivare alla nona edizione con la stessa voglia, con la stessa grinta ma con più esperienza negli occhi è stato un traguardo alle volte difficile da raggiungere. Ma se ce l’abbiamo fatta è anche grazie a tutte queste persone e, non ultimo, il pubblico che ci fa riempire di orgoglio ogni qual volta vediamo la Rocca dei Papi e piazzale Frigo pieni: questo ci ripaga di tutti gli sforzi fatti, di tutte le difficoltà superate e, soprattutto, di tutte le ore di sonno perse. Grazie di cuore.
Ma ora basta essere sentimentali, perché è arrivato il momento di scoprire i vincitori di Est Film Festival 2015.
Rocca dei Papi, esterno giorno:
Sono le 18:00 in punto e il sole comincia a scendere lento portandosi con sé il caldo di questo primo giorno d’agosto. La città ai piedi è in pieno fermento: oggi i due più importanti eventi di Montefiascone si uniranno come l’alba ed il tramonto: Est Film Festival sta per concludersi aprendo le danze per la 57esima Fiera del Vino. Persone, turisti e curiosi passano tra le strade del paese facendole risuonare di una eco che lo accompagnerà per altri 16 giorni.
Gli scalini che portano dal ponte alla porta della Rocca sono corsi velocemente dai ragazzi dello staff che stanno mettendo a posto gli ultimi dettagli di questo ultimo giorno, mentre gli ospiti arrivano lentamente curiosi di scoprire i vincitori e se il loro voto abbia contribuito a premiare il loro film preferito.
La scena si sposta dentro. Una panoramica dall’alto dalle luci della postazione di regia ci porta verso il palco ancora vuoto. Si sente il brusio del pubblico seduto che già comincia a sventolarsi nonostante i tanti ventilatori accesi in sala e il vento che vortica di tanto in tanto tra le finestre e l’ingresso.
La sala accanto è semi deserta: la porta grande che dà sulla Torre del pellegrino è aperta e ci sono delle persone che parlano mentre i ragazzi della Subway Web Radio, che ci accompagnano da tutta la settimana, sono pronti per una nuova diretta. Vicino all’ingresso i cinque premi di questa edizione. Con una carrellata leggiamo le etichette poste sul lucido piedistallo: Arco d’Oro Miglior lungometraggio Premio Banca Cattolica; Arco d’Argento Premio del Pubblico al Miglior Lungometraggio Premio Cantina di Montefiascone; Arco d’Argento Miglior Documentario Premio Unicoop Tirreno; Arco d’Argento Miglior Cortometraggio Premio Università della Tuscia; JazzUp Award Miglior colonna sonora originale della sezione Lungometraggi. Mentre una mano femminile ne alza uno per togliere l’impronta di un dito, vediamo il marchio di fabbrica dei Fratelli Marmo. Qualcuno entra correndo mentre il suo badge blu dondola ad ogni passo e avverte: “Siamo pronti per cominciare”.
Le luci nella sala Innocenzo III si abbassano. Le persone diventano mute per un attimo. E quando Vaniel Maestosi e Glauco Almonte salgono sul palco, parte l’applauso.
“Prima di cominciare, vorremmo fare dei ringraziamenti. La vostra risposta come pubblico è stata incredibile: avere la piazza piena con un personaggio famoso è molto facile, ma riempirla per tutti i film che abbiamo avuto in concorso vuol dire che il pubblico capisce l’importanza culturale del cinema.
Quella di quest’anno è stata un’avventura importante, anche perché alla fine di questa edizione inaugureremo anche la 57esima Fiera del Vino insieme al sindaco Luciano Cimarello e al presidente della regione Lazio Luca Zingaretti.
Ringraziamo tutti gli sponsor: i nostri main sponsor Banca Cattolica Gruppo Creval e Italiana Assicurazioni; gli sponsor istituzionali come la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il Comune di Montefiascone, Unindustria, l’Università della Tuscia, la Fondazione Carivit, la Camera di Commercio di Viterbo e CNA Viterbo e Civitavecchia; gli sponsor privati che scelgono Montefiascone ed Est Film Festival: Poste Italiane, Kia Autopremium, Unicoop Tirreno, Cantina di Montefiascone, ID Risk Manager Partner, Aem, Fratelli Marmo, Ergonet, Manzi Petroli, Caffè Fida, Nardini arredamenti, Time Bike, il Muretto, Nuova Estetica Silvia”.
Vaniel Maestosi fa gli onori di casa: “Siamo solo all’inizio, anche se siamo arrivati quasi ai 10 anni di Est Film Festival. Una scommessa che abbiamo fatto fin dal primo anno puntando sui giovani, ragazzi che hanno entusiasmo e una scintilla che è fondamentale e permette anche a noi di proseguire questo viaggio con emozioni. Abbiamo uno staff che assomiglia a Smetto quando voglio perché è composto da architetti, medici, avvocati che smettono per una settimana di essere i professionisti che sono e ci aiutano a realizzare questo grande progetto e per questo voglio ringraziarli tutti”.
Dopo i ringraziamenti inizia il momento più atteso, la cerimonia. Il primo premio assegnato è l’Arco d’Argento Premio Università della Tuscia al miglior cortometraggio, consegnato dalla prof.ssa Alessandra Stefanoni: “Speriamo che siate felici tanto quanto noi siamo soddisfatti di questa importante esperienza per gli studenti.
L’Ateneo è in sintonia con Est Film Festival nel premiare i giovani. Nonostante la crisi, EFF è un volano per la crescita e spero che questo rapporto con l’Università si consolidi sempre di più”.
Prima di leggere le motivazioni della giuria, presieduta dal prof. Federico Tarquini del DISUCOM e composta dagli studenti dell’Unitus, ecco il vincitore: Il premio va a Sinuaria di Roberto Carta.
La motivazione:
“La giuria ha particolarmente apprezzato la capacità del regista di valorizzare, in modo originale, un'ambientazione suggestiva come quella dell'Asinara. La trama del corto offre attraverso la malinconia dell'immagine un racconto inedito del sistema carcerario. Collocare, anche attraverso i costumi, la storia in un passato non definito, dona al corto un'atmosfera fiabesca, non banale, che ne accresce il fascino. Dal punto di vista tecnico sono state apprezzate le riprese a camera fissa, le panoramiche con colori a contrasto. Forte è il rapporto di simbiosi tra l'isola, i detenuti e i carcerieri che formano un'unica entità protagonista del racconto”.
Il regista sale sul palco: “Sono contento che siano stati degli studenti con uno sguardo fresco a giudicare il mio lavoro e non dei critici del settore. Quello che avete scritto è quello che volevo raccontare. Viva l’Est Film Festival: siete bravissimi”.
Sul palco restano il Direttore Esecutivo Vaniel Maestosi e il Direttore Artistico Glauco Almonte. Ad assegnare l’Arco d’Argento Miglior Documentario Premio Unicoop Tirreno salgono sul palco Paolo Beritni, Responsabile delle relazioni esterne Unicoop Tirreno, e il presidente di giuria Mariolina Scavera Malvagna.
Bertini: “Se siamo qui il merito è vostro perché non ci sono molte realtà che durano nel tempo migliorandosi e innovando come EFF. Vedere uno staff del genere inorgoglisce e fa piacere. Speriamo di essere ancora compagni di viaggio”.
Il vincitore dell’Arco d’Argento è L'orchestra. Claudio Abbado e i musicisti della Mozart di Helmut Failoni e Francesco Merini.
Queste sono le motivazioni scritte dalla giuria dei soci Unicoop: “Un documentario è un breve film che porta per il mondo un messaggio.
Messaggio prezioso perché testimonia una splendida esperienza di musicisti spontaneamente riuniti, e guidati da una persona straordinaria, per testimoniare la grandezza della musica.
L'Orchestra è un lavoro corale che con eleganza e senza scadere nell'ovvio e fuori da
ogni facile retorica racconta la "bellezza" tramite un linguaggio che è universale”.
I due registi sul palco affermano di essere contenti e che con questo documentario hanno voluto dimostrare che la musica classica è alla portata di tutti. “Che la musica di Claudio Abbado viva per sempre”.
Si arriva alla sezione lungometraggi nella quale verranno assegnati 3 premi.
Il primo è il Premio JazzUp per la Migliore Colonna Sonora consegnato da Manuel Gabrielli in rappresentanza della giuria: ”Ci siamo basati su 3 valori: quello artistico, l’originalità e l’attinenza con il film”.
Il premio va ad Index Zero di Lorenzo Sportiello che riceve un doppio applauso: come compositore e come regista.
La motivazione è: “La giuria del JazzUp Festival, basandosi su l'attinenza con il tema, il valore artistico e l'originalità, assegna il premio Best Soundtrack a Lorenzo Sportiello e al suo Index Zero.
La musica elettronica, con la sua atmosfera cupa e ossessiva, è quanto di più attinente si poteva scegliere per accompagnare questo film dalle tematiche distopiche e riesce per questo ad ottenere un ruolo di seconda protagonista. Le capacità di adattarsi e seguire l'andamento della pellicola, infatti, enfatizzano il ritmo e i momenti di maggiore tensione, apportando emotività ad una recitazione già di suo coinvolgente.
La giuria ha inoltre voluto premiare lo sforzo che il regista e compositore Sportiello ha profuso per affrontare le difficoltà di produzione, dedicandosi in prima persona alla colonna sonora come scelta consapevole e non di ripiego”.
Lorenzo sale sorridente sul palco: “Grazie siete gentilissimi. Avete palesato con questo premio che il mio piano b di diventare regista invece che musicista è stato inutile”. Il pubblico ride mentre si passa alla prossima premiazione.
Vaniel Maestosi: “Questo che stiamo per consegnare è il premio più importante perché lo assegna il pubblico e rappresenta lo spirito di Est Film Festival perché la vostra partecipazione ci dà le motivazioni per andare avanti. Il pubblico è la nostra miglior giuria”.
Ad introdurre l’Arco d’Argento Cantina Sociale di Montefiascone al miglior Lungometraggio scelto dal Pubblico, il presidente della Cantina Sociale Fabio Brugnoli: ”L’atmosfera che si respira all’Est Film Festival quest’anno è coinvolgente e questo film lo dimostra, visto che ha preso la media di voti più alta in assoluto. Alla vostra prima edizione ho dato subito fiducia a EFF, oggi è scontato il nostro appoggio. Con voi Montefiascone ha avuto una grande occasione per avere eventi sempre nuovi”.
Il vincitore è Se Dio Vuole. Salgono sul palco il regista Edoardo Falcone e lo sceneggiatore Marco Martani:
“Siamo molto contenti dei risultati e parlando con le persone abbiamo scoperto che il film ha avuto un lungo passaparola”.
Arriviamo al premio più importante e per premiare il vincitore, insieme a Luigi Lionetti e Marco Sala della direzione della Banca Cattolica – Gruppo Creval, sale tutta la giuria: il presidente Paolo Zucca (vincitore lo scorso anno di questo stesso premio con L’arbitro), il regista Ambrogio Lo Giudice, Vieri Brini (vincitore lo scorso anno del premio per il miglior documentario con Rifiutati dalla sorte e dagli uomini), Fabio Brugnoli.
Paolo Zucca interviene dicendo che la decisione del vincitore è stata presa all’unanimità e annuncia una menzione speciale per la verità dello sguardo a Short Skin di Duccio Chiarini.
Prima di consegnare il premio, Marco Sala dice: “Mi unisco a tutti per i complimenti alla selezione. Devo fare i complimenti al Sindaco perché credo che chi vuole fare crescere il territorio con la cultura ha il successo ed il futuro nelle sue mani. Il centro sud deve svilupparsi attraverso la cultura, il turismo e il turismo della cultura. Ci fa piacere premiare il vincitore”.
L’Arco d’Oro Premio Banca Cattolica per il Miglior Lungometraggio va a Vergine giurata di Laura Bispuri che riceverà il premio la sera in piazzale Frigo.
Le motivazioni:
“All’unanimità, per aver saputo intercettare e rielaborare un soggetto di rara potenza con uno sguardo profondo e personale, rafforzato dalla prova eccellente degli attori e da un lavoro di approfondimento culturale capace di arricchire lo spettatore” .
Presenti i produttori di Vergine giurata Gregorio Paonessa e Marta Donzelli affermano che la cosa che ha fatto loro più piacere non sono stati i premi vinti ma l’aver sentito dire a Laura di essere riuscita a fare il film che voleva.
Sono le 22:30 e la piazza si riempie per l’ultimo incontro: la consegna dell’Arco d’Oro a Laura Bispuri: “Grazie a voi, ai miei produttori, alla giuria. Amo Est Film Festival: l’ho conosciuto con i mei corti e ho avuto modo di conoscere voi che siete dei ragazzi fantastici che mettono passione in quello che fanno. La realizzazione di Vergine Giurata è stata un’avventura faticosa nella quale abbiamo messo un po’ d’incoscienza e, come hanno già detto Gregorio e Marta, è in effetti esattamente il film che volevo fare. Grazie di cuore”.
E mentre scorre sullo schermo il primo fotogramma dell’ultima proiezione di Est Film Festival 2015, noi possiamo finalmente rilassarci e goderci per l’ultima volta la visione di questa piazza piena, almeno fino al prossimo anno. Alziamo lo sguardo: la luna è ancora là con le sue stelle mentre compaiono già i titoli di testa per noi in una dissolvenza incrociata con la 57esima Fiera del Vino.
Al prossimo Est Film Festival

Direttore Esecutivo: Vaniel Maestosi
Direttore Artistico: Glauco Almonte
La direzione: Agnese Bertolotti, Flavia D’Angelo, Fortunato Licandro e Giordano Rampazzi.
Il direttore tecnico: Lorenzo Trapè
La direzione dello staff: Chiara Bacchiarri, Irene Bracoloni, Pamela Mecocci
Lo staff tecnico: Alessandro Bellacanzone, Saverio Fabbri, Luca Grazzini, Federico Paniccia, Marco Porroni, Giovanni Tassoni.
Lo staff: Andrea Bandiera, Anna Cossai, Giulia De Santis, Sara Manzi, Alessia Mocini, Sara Paoletti, Carlotta Paolini, Elena Rubeca.
Fotografo: Leonardo Breccola.
Video e montaggio: Alessandro Sega.
Proiezionisti: Stefano Perquoti, Riccardo Perquoti, Cinema Tevere e Drive in.
Tecnico audio-video: Giovanni Grechi.
Fonici: Luigi Paola, Valerio Rossoni.
Tecnici luci: Mario Testa, Francesco Rita
Driver: Valdimir Anes Do Rosario, Mirko Brachino, Federico Medori,
Palchi e strutture: Gruppo Carramusa.
Arredamento: Nardini arredamenti.
Fiori e piante: Vivai Brachini linfa.
Chef: Cristiano Sabatini.
Dolci: Gloria Cevolo.
Grafica: Luna Maestosi

Fortunato Licandro
EFF Storyteller
www.estfilmfestival.it



31 Luglio 2015: La giornata extra di Est Film Festival

Montefiascone, 31 luglio 2015. Le nuvole di ieri sembrano essere solo un ricordo lontano in questa ultima mattinata di luglio, dove il vento accarezza e scompiglia i capelli. Ed eccolo: dal fondo dell’ingresso della Rocca dei Papi, esattamente al di sotto dello schermo, il protagonista della giornata sta impettito e lucido pronto per far risuonare un’aria di emozione. Il pianoforte suonato dal maestro Leonardo Angelini per l’ultimo evento mattutino di questa edizione di Est Film Festival: Chopin e Leopardi. Concerto e proiezione. Il maestro è, infatti, pronto per eseguire la Ballata N. 1 Op. 23 e la Ballata N. 4 Op. 52 di Fryderyk Chopin al quale seguirà la proiezione del film di Mario Martone Il giovane favoloso. Sul palco, il Direttore Esecutivo di Est Film Festival, Vaniel Mestosi, introduce questo evento al quale EFF tiene molto, perché non è solo un’espressione artistica di sentimenti ma un’unione di due arti.
“Sono tanti anni che organizziamo questo abbinamento tra la musica classica ed il cinema, in un’unione libera, senza nessi se non emozionali.
Chopin e Leopardi erano contemporanei e vivevano in un’epoca intensa per il sentimento e per l’espressione. Hanno avuto una vita incredibile e difficile. Ambedue muoiono per una malattia all’età di 39 anni. Nella vita non hanno picchi incredibili, gioie importanti: è tutto espresso nella loro arte che viene composta in salotto.
Entrambi, anche se malati e disagiati da una vita negativa, sono riusciti a superare ogni confine emotivo grazie alla loro arte. E forse grazie anche a queste loro vicende personali, sono le menti più espressive che ci siano state: unirli vuol dire fondere due espressioni. Chopin riusciva ad esprimere una grandissima emotività solo con una tastiera. Con il maestro Angelini abbiamo un rapporto di grande e antica amicizia che nasce da una persona che abbiamo in comune: il Maestro Elio Maestosi, mio padre: un uomo che ha dedicato un’intera vita a Chopin. Trasmettere l’amore per la musica di Chopin non è da tutti: lui l’ha fatto con me e anche con il maestro e per questo lo ringraziamo profondamente. Spero che queste due opere entrino anche dentro i vostri cuori: la musica classica ci salverà perché è la grande bellezza che la storia ci lascia”.
Le luci si abbassano ed un silenzio muto comincia ad accompagnare le note di Chopin accarezzate dalle mani del maestro Angelini. E mentre il giovane Leopardi arranca pensieroso verso il suo ermo colle, i nostri occhi sono ancora lucidi di emozione.
In un istante il cielo si rabbuia ed una carica di nuvole scure adombra il lago con le sue isole, mentre i lampi rischiarano l’orizzonte. Va bene, forse la nostra buona dose di fortuna metereologica si è conclusa. Ma non disperiamo, perché ci stiamo avvicinando alla fine della sezione extra. Continuando il fil rouge legato a Montefiascone e iniziato con la consegna del premio del pubblico a Sydney Sibilia ed i corti di Ciak! Montefiascone, oggi facciamo una chiacchierata con un amico di Est Film Festival, ovvero Giorgio Cantarini che ci presenta il suo ultimo lavoro: la web serie Aus – adotta uno studente.
La serie, che vede Giorgio come attore protagonista, è stata sviluppata all’interno del Premio Solinas con La Bottega delle Webseries. “Come nasce questa questo lavoro?”.
“Tutto parte da un’idea del regista Antonio Marzotto e dalla sceneggiatrice Serena Patrignanelli che si sono ispirati ad un programma del comune di Bologna dove gli studenti potevano essere ospitati nelle case popolari. L’hanno scritta e hanno vinto il premio e grazie alla produzione della Rai hanno portato a compimento quest’idea”.
Il discorso si sposta su come Giorgio sia entrato a far parte della web serie: “Il regista cercava un ragazzo con un’età tra i 18 e i 23 anni; è venuto a vedere uno spettacolo del Centro Sperimentale a dicembre e, vedendomi, ha pensato che potessi essere adatto per il ruolo di Mattia. Dopo lo spettacolo abbiamo parlato, mi ha spiegato di cosa si trattava e mi ha inviato le prime 5 puntate da leggere. Ci siamo trovati molto bene, anche a livello umano. In fase di produzione, è stato difficile trovare Firmina: con l’attrice che la interpreta all’inizio c’era un po’ di freddezza ma, come tra i nostri personaggi, dopo un po’ ci siamo sciolti e siamo entrati in sintonia.
L’incontro con Giorgio continua e si parla di come qualche anno fa per conoscere le critiche di un film bisognasse aspettare i giornali, mentre oggi con internet è possibile per tutti commentare quasi direttamente: “Credi che questo influisca la scrittura e aiuti a migliorare il prodotto?”.
“Se questa cosa viene sfruttata con intelligenza, può essere molto utile il riscontro istantaneo. Bisogna, però, stare attenti perché è un’arma a doppio taglio proprio perché chiunque può dare un commento, anche chi magari non conosce bene quel lavoro o non ha ben capito l’idea. E spesso si lasciano più commenti negativi che positivi. In fondo, come diceva il mio professore di filosofia: fa più rumore un albero che cade che la foresta che cresce”.
Salutiamo Giorgio augurandoci di riaverlo presto ospite, magari nella sezione in concorso. Usciamo dalla Rocca dei Papi e le nostre angosce (soprattutto quelle del nostro staff tecnico) sono ormai un lontano ricordo. Il cielo non sembra essere mai stato così limpido ed il tramonto ci fa capire che questa sera potremo tranquillamente goderci la serata nella splendida piazzale Frigo.
Le sedie sono tutte occupate ed il pubblico è già pronto a gustarsi una proiezione rinfrescata dal gentile vento che qualche ora fa ci ha salvato la serata. La piazza è piena, anche perché il tema trattato ci riguarda tutti quanti. Dal blu del palco, il Direttore Esecutivo Vaniel Maestosi introduce la serata: “Siamo felici questa sera di assegnare il secondo Arco di Platino di questo nono Est Film Festival dopo quello di Italiana Assicurazioni. Ne approfitto per salutare i nostri due main sponsor rappresentati da Luigi Lionetti, della direzione Banca Cattolica Gruppo Creval, e Stefano Flemma, dirigente Italiana Assicurazioni, seduti qui tra il pubblico.
Domani alle 18:00 alla Rocca dei Papi avremo le premiazioni di tutti i vincitori di questa edizione di Est Film Festival. Tutti i premi che assegneremo sono fatti da un’azienda incredibile come quella dei fratelli Marmo perché, oltre ad essere stupendi, rappresentano il territorio. Siamo orgogliosi di dare dei premi così belli.
Ringraziamo sempre gli sponsor ma dobbiamo dire grazie anche all’amministrazione che ci sostiene e dà il premio che assegniamo stasera: avete creduto in noi sempre e quest’anno più di ogni altro visto che domani apriremo insieme anche i festeggiamenti per la 57esima Fiera del vino.
Il premio di questa sera, l’Arco di Platino Città di Montefiascone, l’anno scorso era andato ad un grande regista come Giuliano Montaldo e oggi lo consegniamo a Sabina Guzzanti. Qualche anno fa abbiamo dato una cittadinanza onoraria a Pino Masciari, anche in seguito al documentario diretto da Alessandro Marinelli che vinse l’Arco d’Argento 2012. Non ci facciamo mai mancare l’occasione di parlare di temi importanti”.
A consegnare il premio, il sindaco Luciano Cimarello: “È bellissimo il colpo d’occhio di questa piazza colma da qui sopra. La città di Montefiascone è felice di dare il premio a questa grande artista. Un’artista che ci dà l’opportunità di riflettere su alcuni temi, sull’essere italiani, con le contraddizioni che ci fanno ragionare. Questi appuntamenti che Est Film Festival ci offre servono come crescita civica e culturale della nostra città”.
Sabina Guzzanti sale sul palco di piazzale Frigo e prende subito la parola: “Grazie per il premio e per le belle parole nei miei confronti. Questo è il mio quinto film, quindi ora posso pure autodefinirmi una regista. E questo si vede anche dal fatto che mi vesto molto male, a differenza di quando ero attrice che ero sempre in tiro”.
La platea ride ed applaude allo stesso tempo per trasmettere il suo calore a Sabina.
Il Direttore Artistico Glauco Almonte inizia subito l’incontro: “Abbiamo scelto di darti un premio che è cinematografico e non per il personaggio. La tua attività in questi anni è molto interessante perché si occupa di un tipo di cinema sociale al quale non siamo più abituati. Come nasce La Trattatvia, il film che andremo a vedere stasera? Come hai scelto il materiale?”.
“La ricerca è stata molto lunga perché il film mette in fila degli episodi che sono fondamentali per ricostruire le vicende della storia italiana dal 1990 al 1994. E per farlo bisogna parlare di trattativa Stato-mafia: un termine molto forviante che fa intendere che alcune persone dello Stato abbiano lavorato per arginare il problema mafioso e far sì che alcune cose, come la Strage di Capaci, non succedessero più. Non è così. Se si studiano i documenti si vede che l’Italia aveva il modo di cambiare se stessa, la storia con la mafia e il ricatto delle stragi. Agendo come si è fatto, invece di avere libertà dalle organizzazioni criminali, comincia l’involuzione dello Stato italiano. È una sorta di storia di un colpo di Stato ed è il motivo per il quale ho fatto il film. Ho svolto molte ricerche per scoprire di che si trattasse perché anche io pensavo quello che pensavano tutti e, invece, ho scoperto che in realtà non sapevo niente. Dopo un anno di ricerche ho iniziato a scrivere e ho continuato a studiare anche durante il montaggio. Un lavoro che ho fatto per i primi anni da sola e poi sono stata aiutata dal giornalista di Report Gianni Mottola”.
Le domande per Sabina continuano: “A che punto sono oggi i processi su questi fatti e perché non sono in prima pagina?”.
“I processi sulla trattativa Stato-mafia sono processi molto fastidiosi ed osteggiati: a Palermo in Procura lavorano sotto mobbing e continue minaccia di morte. In realtà, le indagini non sono sulla mafia ma è la parte dello Stato che deve ancora essere accertata.
Lo Stato e la mafia in Italia, come sappiamo bene tutti, hanno vissuto con una sorta d’accordo che è documentatissimo; questo patto s’incrina alla fine degli anni ‘80 per vari motivi e, grazie alla pressione creata dalle stragi, si arriva ad un altro patto ancora più forte per la mafia che ci porta all’Italia di oggi. Negli anni le fiction e il cinema ci hanno raccontato una mafia che è a sé stante: ma, in realtà, è qualcosa che non esiste al di fuori dei suoi rapporti con lo Stato, le forze dell’ordine, le massonerie, gli imprenditori, e raccontarla scollata da tutto questo serve solo a manipolare l’informazione”.
Sabina si ferma un attimo per poi riprendere con le domande: “Quanto di quel patto ci ha portato all’Italia di oggi”.
“Tutto e lo puoi vedere dal fatto che La Trattativa è stato accolto molto male. L’atteggiamento degli italiani era ancora d’indifferenza e a forza di portarlo in giro la consapevolezza è cambiata. La trattativa è il fatto fondante della Seconda Repubblica: non è che chi ha votato Forza Italia è mafioso, ma di sicuro la mafia ha votato Forza Italia. Ma la colpa è anche di chi stava dall’altra parte e ha permesso a Berlusconi di prendere i soldi da Cosa Nostra. La Cupola si è trasferita in parlamento, come si può ben vedere ultimamente dall’assoluzione in Parlamento di Azzollini, una persona che ha speculato in maniera schifosa sui malati mentali. Anche prima c’era del marcio, ma c’era anche una parte sana del Paese che non era né corrotta né mafiosa ed era ben rappresentata politicamente, sindacalmente e culturalmente”.
Arriva una domanda provocatoria: “che colpa abbiamo noi se hanno fatto tutto alle nostre spalle?”.
“Questo film è uscito nelle sale il 2 ottobre 2014 e il 10 è stato cancellato dai cinema. Tutti hanno scritto che è stato un flop, ma poi è tornato nelle sale grazie alle persone e al movimento 5 stelle con una petizione. Abbiamo creato una pagina su Facebook dove carichiamo i video del pubblico di ogni proiezione: questa è la numero 685. Uno dei problemi di questa situazione è che restiamo scioccati e crediamo che debba arrivare qualcuno a risolvere il problema. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità. Finché non fai niente le cose non cambieranno mai.
Quando il film era nelle sale, la domanda che mi facevano più spesso era perché non ci fosse la speranza nel film. Non è che arriva Batman alla fine a salvare tutto; il fatto di fare un film così è esso stesso un gesto di speranza: se non pensassi che qualcosa cambierà farei commedie. Per cambiare le cose basta avere un po’ più di amor proprio”.
Un lunghissimo applauso accompagna Sabina mentre si spengono le luci di piazzale Frigo e partono le immagini di La Trattativa, con su nel cielo una luna piena del tutto inaspettata: una luna blu. Blu come Est Film Festival. Dopo 7 giorni di EFF iniziamo ad accusare i colpi della stanchezza ma domani dovremo essere al meglio e tirare fuori i nostri vestiti migliori perché alle 18:00 scopriremo tutti i vincitori di questa nona edizione.
Buon Est Film Festival

Fortunato Licandro
EFF Storyteller
www.estfilmfestival.it


30 Luglio 2015: Est Film Festival, les jeux sont faits

Montefiascone, 30 luglio 2015. Ieri si è conclusa la sezione documentari, e noi sappiamo già a chi andrà l’Arco d’Argento Premio Unicoop Tirreno, ma naturalmente non possiamo dirvi niente. Non ancora.
La nottata è passata velocemente e in un battito di ali il cielo ha ripreso di nuovo il suo colore chiaro, limpido, estivo. Ok, non abbiamo dormito molto. Anche perché le ore sembrano essere trascorse velocissime, come in una maratona. E, infatti, quella alla quale ci stiamo avvicinando è una giornata da vivere tutta di un fiato, uno dei fiori all’occhiello di Est Film Festival: oggi è il giorno dedicato alla sezione cortometraggi, quattordici opere tutte diverse tra loro per realizzazione, temi e genere.
In sala, oltre al nostro classico pubblico, c’è anche la giuria guidata dal prof. Federico Tarquini e composta dagli studenti DISUCOM dell’Università della Tuscia, un partner importante che ci segue fin dal primo anno e che assegna l’Arco d’Argento Premio Unitus per il miglior cortometraggio.
E poi ci sono loro, i protagonisti di questa giornata: i registi ai quali noi chiediamo sempre di essere presenti. “Ci sono dei talenti - afferma Giordano Rampazzi introducendo la sezione - che stanno nascendo e che spesso non hanno molte possibilità per incontrare il proprio pubblico. Su questo palco sono saliti tanti registi di cortometraggi i quali, in seguito, hanno realizzato dei lungometraggi che hanno poi partecipato ad Est Film Festival: Paolo Zucca (presidente di giuria di quest’anno e regista de L’arbitro), Laura Bispuri (Vergine giurata), Sydney Sibilia (Smetto quando voglio) sono solo alcuni esempi dell’edizione di quest’anno.
I primi tre corti ad essere proiettati sono: Baùll, di Daniele Campea (l’unico a non essere riuscito a venire); Zone fumeur, di Roberto Cicogna e scritto da Paolo Caponetto; Svanire, di Angelo Cretella.
Le domande cominciano per Angelo, in passato già in concorso ad Est Film Festival con i cortometraggi Emilio e Disabili: “Questo è un lavoro più ambizioso rispetto a quelli precedenti. Che tipo di percorso hai fatto e cosa ti ha spinto a trattare un tema così ambizioso?”.
“Siamo partirti dal dramma della terra dei fuochi perché la nostra casa di produzione si trova là, e personalmente ci riguarda. Abbiamo scelto questo tema per portare all’attenzione un dramma raccontanto in maniera surreale. È costato 10.000€ partendo dal basso con il crowfunding, anche se sono arrivate richieste dai comuni vicini per finanziarci, soldi che abbiamo voluto purtroppo rifiutare per evitare che qualcuno potesse strumentalizzare il nostro lavoro. Il mio cerca di essere un cinema neo-neorealista: un racconto della realtà così prepotente che l’unico modo di raccontarlo è attraverso una prospettiva un po’ poetica e surreale”.
Si passa alle domande su Zone Fumeur, un corto che ha la durata di una sigaretta: “Angelo e Paolo, voi vivete entrambi in Francia e avete fatto un corto molto francese. È un omaggio alla vostra nazione d’adozione?”.
“Questo è il secondo lavoro che portiamo ad Est Film Festival dopo Battimanista. Abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso: l’idea originale è nata da Paolo e voleva scherzare sui luoghi comuni di chi condanna alcuni comportamenti nocivi accettati dalla società. Abbiamo scelto di girare il corto in francese perché il protagonista che fa la predica al fumatore risulta ancora più irritante in questa lingua”.
Si passa alla seconda terzina: Bloodhound di Tommaso Landucci; L'uomo senza paura di Francesca Marino e co-sceneggiato da Tommaso Renzoni; Sinuaria di Roberto Carta.
La prima domanda è su L’uomo senza paura: Il corto è una trasposizione di un racconto scritto da Tommaso: com’è stato il trattamento? Avete cambiato qualcosa rispetto alla storia originale?
“Il mio racconto non finiva bene, ma tutta la struttura dava modo di entrare in sintonia con il personaggio principale, facendo capire al lettore che lui accettava questa fine. Per motivi di produzione abbiamo dovuto cambiare delle cose nella realizzazione” afferma Tommaso.
“L’equilibrio del film era delicato - aggiunge Francesca - perché parlava di questo padre che vuole riconquistare il figlio. Alla fine abbiamo anche girato due finali perché Tommaso voleva utilizzare il finale che aveva scritto, mentre per me era meglio chiudere la storia in maniera positiva”.
È il turno di Bloodhound: “Com’è stato girare continuamente in esterno?”.
“Siamo riusciti a mantenere un piano di lavorazione aperto, il che ci ha permesso di avere molta libertà. Abbiamo avuto la possibilità di cambiare scena come volevamo, a seconda del tempo atmosferico. Questo ci ha permesso una discesa luminosa che si conclude con la pioggia della scena finale. Il mio sceneggiatore mi ha presentato un’idea che aveva della violenza ed alcuni elementi di thriller, una tipologia di storia che mi interessava approfondire. Da qui nasce il doppio finale perché sui titoli di coda vediamo un’altra visione della storia, forse più interessante”.
È il turno di Sinuara: “Quali sono state le difficoltà di girare all’Asinara?”.
“L’Asinara era per me è un chiodo fisso perché su di lei non sono mai state realizzate molte opere. È stata una grande scommessa perché adesso è un parco naturale nel quale non c’è niente, né bar né ristoranti. La troupe era composta da 25 persone e dovevamo portarci dalla Sardegna anche l’acqua potabile. Tutti sono stati al gioco e hanno creduto nella storia e, a parte le difficoltà, è stata un’esperienza incredibile: eravamo solo noi e la natura”.
Un ultimo applauso saluta e chiude questa prima parte di giornata dedicata ai cortometraggi, con la giuria che esce all’ombra dei giardini della Rocca con già qualche idea. Ma la competizione è ancora lunga.
Il tempo sembra voler essere poco clemente oggi, per la prima volta in sei giorni. Forse dovremmo ringraziare comunque il meteo, visto le intemperie delle edizioni passate, ma cerchiamo di essere ottimisti. Alle 17:00 riprendono le proiezioni alla Rocca dei Papi, mentre fuori sembra minacciare qualche goccia.
Prima di spegnere le luci in sala, viene chiamato sul palco il prof. Federico Tarquini, presidente della giuria dei cortometraggi: “Grazie a tutta l’organizzazione, per me e per gli studenti che hanno superato le selezioni è un piacere essere qui. L’ateneo vuole essere una presenza intelligente e virtuosa. Come presidente di giuria, sfrutterò l’insegnamento di un mio maestro che era solito dire: sono il vostro capo, vi seguirò”.
Si comincia con Tacco 12 di Valerio Vestoso e Maria P. di Alessandro Corradi, due corti atipici rispetto al cinema del reale al quale abbiamo abituato il pubblico del pomeriggio, reduce da 4 giorni di documentari.
Il primo regista a rispondere alle domande è Valerio: “Il tuo corto è un mockumentary che parla di balli latinoamericani: che tipo di reazione hai ricevuto dal pubblico?”.
“Mi sono confrontato con tantissimi drogati di balli di gruppo e, soprattutto, con mariti che mi hanno ringraziato per aver esorcizzato questa ossessione delle loro mogli di uscire a distruggersi di ballo”.
Arriva anche una domanda del pubblico: “A chi ti sei ispirato per lo stile del tuo film? Io ci vedo molto Maccio Capatonda”.
“A Maccio ho confessato di essermi un po’ ispirato a lui, anche perché ho avuto la fortuna di fargli vedere il corto che gli è piaciuto molto. In realtà c’è molta più satira televisiva che altro”.
Il microfono passa ad Alessandro per le curiosità sulla sua Maria P.: “Come mai hai scelto questa cifra stilistica particolare?”
“Volevo fare una versione cupa di Mary Poppins e il bianco e nero mi sembrava la modalità più adatta, soprattutto per lo stacco cromatico con i titoli che sono colorati. In Italia i musical sono sempre doppiati in italiano e cantati in inglese: con questo lavoro ho voluto ribaltare questo canone”.
Una seconda domanda riguarda la colonna sonora: “Rocco Tanica è il re del nonsense. Questo progetto è stato creato su di lui?
“No, in realtà è nato da una mia idea: volevo fare questo mini musical e sono un fan da sempre degli Elio e le storie tese. Ho un rapporto privilegiato con loro e quando ho pensato a questo progetto ho chiesto aiuto a lui. Gli ho fatto vedere le bozze dei costumi e delle maschere e a lui è piaciuta molto l’idea tanto da collaborare a titolo gratuito”.
La seconda tranche di corti è composta dalla terzina: Sugar plum fairy di Marco Renda; La smorfia di Emanuele Palamara; Nell'acqua di Paolo Geremei con Maria Jose Berasategui.
Elena Cucci è la protagonista del film di Marco Renda che oggi non è potuto intervenire. A lei l’onore di aprire le danze: “Qual è stata la tua preparazione per questo cortometraggio dove la danza è così importante?”
“È stata molto dura: quando Marco mi ha coinvolta, la mia prima risposta è stata no, perché per me l’esigenza di questo mestiere nasce dallo studio del personaggio. Ho sempre cercato di fare del mio meglio indipendentemente dal prodotto che stavo facendo. Però, i tempi del corto non mi permettevano una grande preparazione. Ma dopo aver conosciuto la mia controfigura ho accettato e sono soddisfatta. Ma non ci sarei mai riuscita senza tutta la troupe: hanno fatto un grandissimo lavoro”.
Si comincia a parlare di La smorfia, il primo corto selezionato perché vincitore di Shortmovie, un festival di tematica educativa con il quale Est Film Festival come forma di collaborazione ha deciso di prendere in concorso il corto vincitore: “In realtà il tuo film era già in preselezione perché è un lavoro molto maturo. Qual è il tuo percorso lavorativo?”.
“Ho fatto molta gavetta come assistente alla regia per tanti anni (tra i suoi tanti lavori anche Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Arco d’Argento Cantina Sociale di Montefiascone 2014). Due anni fa ho deciso di smettere e di girare questo progetto che avevo in testa. Ho messo insieme una troupe di professionisti con gli amici che mi sono fatto sui set e abbiamo realizzato questo piccolo film. La sceneggiatura è di Pietro Albino Di Pasquale, un caro amico responsabile di due film che hanno vinto l’Arco d’Oro proprio qui ad Est Film Festival: Into paradiso e L’uomo fiammifero.
Paolo Geremei non è potuto essere qui, quindi tocca a Maria Jose rispondere alle domande: “Questo film fa parte di una trilogia. Puoi dirci di più?”.
“Il progetto si chiama Oltre la linea ed è stato realizzato per la Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale). È un racconto su come lo sport aiuta le persone con disabilità. Io e mia figlia rappresentiamo il corto per l’autismo. Il senso di tutto il film è nella voce off della protagonista, una ragazza autistica che, attraverso il nuoto, gestisce la sua vita in modo dignitoso. La cosa più utile per entrare nel personaggio è stata la possibilità di vedere i bambini autistici allenarsi: è un mondo che se non si è testimoni è difficile ad raccontare”.
L’ultimo blocco è formato da Venerdì di Tonino Zangardi e con Simone Castano nel ruolo del protagonista; Tinder sorpresa di Riccardo Antonaroli; L'impresa di Davide Labanti.
Sia L’Impresa che Venerdì trattano il tema del lavoro e della crisi. A spiegarci il suo punto di vista per primo è Simone: “Venerdì è ispirato ad una storia realmente accaduta: qualche hanno fa in Basilicata un cassaintegrato che viveva questa pena ogni venerdì di scoprire se avrebbe continuato a lavorare o no non ha più retto questo tipo di stress e ha deciso di suicidarsi. Questo è il primo di 5 corti che andranno a costituire un lungometraggio dal titolo Provincia Bianca che parlerà di questa drammatica attualità”.
Davide, regista di L’impresa, invece racconta: “Volevo parlare di questa tematica delicata e ho scelto di farlo con un cortometraggio perché credo che un tema del genere sui lungometraggi possa essere troppo pesante e debba essere alleggerita in qualche maniera. Un corto ti permette di concentrarti sull’essenziale, invece di stemperare la storia con temi che non c’entrano molto”.
L’ultima domanda è per Riccardo: “Sembra che con questo film abbiate voluto analizzare una generazione, vero?”.
“Volevamo raccontare la situazione dei ragazzi di oggi che scaricano queste applicazioni e si rovinano. Infatti, il corto nasce da una storia che mi hanno raccontato. Tutto il film è incentrato sull’alter ego che c’è dentro ognuno di noi e che ci porta sulla cattiva strada. Noi abbiamo raccontato una storia “drammatica”: quello che attanaglia i giovani d’oggi in chiave comica. La vita è questo e raccontare il nostro lato oscuro è forse la cosa più interessante”.
Il dibattito si protrae per tanto tempo. Siamo andati lunghi e la luna inizia già a prendere il posto del sole, ormai quasi del tutto dietro all’isola Martana. Ma la buona notizia è che sembra che le nuvole abbiano deciso di andare ad oscurare qualche altro cielo e non Montefiascone. Grazie a Zeus.
E così, siamo arrivati anche all’ultimo film in concorso. Dal palco, il Direttore Esecutivo Vaniel Maestosi ringrazia gli sponsor: “Perché è grazie a loro che possiamo offrirvi gratuitamente gli eventi di Est Film Festival. Un saluto alla giuria del JazzUp e al suo direttore artistico Giancarlo Necciari che premieranno la miglior colonna sonora originale. Un grazie alla nostra giuria dei lungometraggi composta da Paolo Zucca, Vieri Brini, Ambrogio Lo Giudice, Danilo Maestosi e Fabio Brugnoli. Vedo seduto in prima fila e ringrazio il direttore delle poste Paolo Cavalli, uno sponsor nazionale che investe su un festival di provincia. E grazie anche al nostro staff che ci riempie ogni anno di orgoglio. Un ringraziamento speciale va al nostro amico Paolo Lupattelli che ci permette di invadergli casa per otto giorni con le proiezioni”. Lascia poi la parola a Luigi Lionetti della direzione Banca Cattolica Gruppo Creval per un saluto: “Complimenti a tutto Est Film Festival: anche quest’anno ho visto dei film eterogenei tra loro ma tutti di livello: ognuno di loro ha affrontano temi profondi su cui riflettere. Grazie per quello che ci date. Noi come banca abbiamo avuto il piacere di starvi vicini e ci impegneremo sempre perché sia così”.
Ed ecco che Short skin cominciando conclude la sezione dei lungometraggi.
Vedendo il film, la prima domanda è d’obbligo: “A quale autore ti sei ispirato per fare questo film. È impossibile per un regista toscano non fare i conti con Paolo Virzì (Arco di Platino Est Film Festival 2011). Hai voluto in qualche modo omaggiarlo?
“Premetto che adoro Virzì ed il suo cinema, come quello di altri registi con i quali sono cresciuto. Ma devo essere sincero: quando ho fatto questo film non ho mai pensato a lui. La storia è ambientata in luoghi che sono quasi casa sua, ma in realtà i nostri film sono diversi: tutt’e due creano una vicinanza emotiva con il protagonista ma hanno un’atmosfera diversa. Ci sono delle cose che si assomigliano ma si discostano. In realtà mi sono ispirato di più ai registi francesi degli anni ’70 e a quelli indie statunitensi. Anche se devo dire che quando mi ha scritto Virzì per dirmi che Short skin gli era piaciuto sono stato molto contento”.
Continuano le domande sul tema: “Virzì fa un film politico. Il tuo è più esistenziale. Come hai lavorato per rendere credibile la storia di questo ragazzo di 17 anni che si incasina da solo la vita?”.
“Malauguratamente, il film è ispirato alle mie vicende personali, eccetto l’episodio del polpo, come tengo a precisare ogni volta – dice ridendo - Un po’ ricordando cose personali, un po’ lavorando e chiedendo aiuto a dei sessuologhi che lavorano nelle scuole, ho scoperto che la sessualità è ancora un argomento molto difficile di cui discutere, nonostante il consumo della pornografia on line sia in crescita esponenziale. Ma quando parlavo ai ragazzi che facevano i provini del film tutti ti raccontavano le loro paure. A fine proiezione di solito ci sono sempre 6 o 7 persone che vengono a raccontarmi che anche i loro figli hanno questo tipo di problema. Oramai m’invitano ad Unomattina come esperto del tema insieme con gli andrologi”.
La platea scoppia a ridere. Il ghiaccio è rotto e ora è possibile parlare dell’aspetto più scottante di Short skin: “Questo tuo modo di raccontare in maniera sobria la realtà ti ha permesso di mettere in scena molto nudo in modo quasi innocente. Come si arriva ad un risultato del genere?
“Dato il tema del film, è stata una scelta obbligatoria: se non lo avessi fatto, questo tema sarebbe rimasta strozzato in gola. Nel raccontare la nudità ho sempre cercato di stare su quella linea tra la pura e il desiderio, tipica dei primi rapporti sessuali. Per il lavoro con gli attori, rispetto alla nudità mi sono affidato alla loro intelligenza di capire che non era un film provocatorio, ma era un viaggio di scoperta: si parte dalla sessualità per arrivare al mondo degli affetti”.
In un istante, la pioggia comincia a gocciolare sul tappeto blu del palco, bagnando tutte le sedie. Il pubblico resta fino a che lo stesso regista ringrazia e li fa accomiatare. Siamo stati troppo ottimisti? Alla fin fine, l’incontro è piaciuto e, nonostante la pioggia, il pubblico si è avvicinato a Duccio Chiarini per fargli i complimenti. Ed ora la giuria dei lungometraggi è già riunita per decidere a chi andrà l’Arco d’Oro Premio Banca Cattolica 2015. E le ragazze dello staff, per l’ultima volta quest’anno, raccolgono i voti del pubblico. I vincitori sono già scritti nelle buste, ma per sapere i loro nomi dovrete aspettare le 18:00 di sabato 1 agosto. E in più, cosa c’è da dire se non: buonanotte Montefiascone, ti aspettiamo domani mattina.
Buon Est Film Festival.

Fortunato Licandro
EFF Storyteller
www.estfilmfestival.it


29 Luglio 2015: Ultima giornata di documentari a Est Film Festival

Montefiascone, 29 luglio 2015. Una sola parola per la mattina che ci ha svegliato oggi: fantastica. Per tutta Montefiascone si sente questo clima perfetto con il sole alto in cielo e un vento che, muovendosi attraverso le vie strette del centro storico, arriva fino alla Rocca dei Papi rinfrescando l'aria.
È l'ultimo giorno di lavoro per i giurati della sezione documentari che oggi deciderà a chi assegnare l'Arco d'Argento Premio Unicoop Tirreno. E dopo la solita colazione offerta da Est Film Festival, si comincia. Sullo schermo passano le storie toccanti di alcuni migranti siriani racchiusi dentro un'idea, tanto geniale quanto folle: arrivare in Svezia per chiedere asilo politico, evitando i posti di blocco. In fondo, chi fermerebbe mai un corteo di nozze? Questa è l'idea che sta dietro al documentario di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry (presente in sala) Io sto con la sposa. Un progetto realizzato dal basso, come lo definiscono gli autori.
La prima domanda riguarda proprio i meccanismi di finanziamento del film: "Voi avete avuto più di 2000 finanziatori, un successo ancor prima della realizzazione. Come ha funzionato la produzione con il crowfunding?".
"All'inizio - risponde Khaled - abbiamo girato il documentario con i nostri soldi, e non è che ne avessimo così tanti. Tornati dalla Svezia avevamo speso tutto e non potevamo chiedere i fondi per realizzare il film, avendo fatto una cosa non proprio legale. Abbiamo messo la nostra storia su un sito di crowfunding e abbiamo chiesto 75.000€. È stato un lavoro difficile per farci promozione, ma poi Io sto con la sposa ha fatto 100.000€ in un solo mese ed è diventato il primo film italiano ad aver raggiunto un tale successo, grazie all'aiuto di 2.700 persone italiane e di tutto il mondo. Dobbiamo molto a tutti loro. Per questo abbiamo inserito il nome di ognuno nei titoli di coda".
La curiosità è tanta e arriva una domanda su come i tre autori abbiano deciso di fare questo viaggio: "Noi abbiamo sempre lavorato con gli emigrati attraverso dei progetti culturali. A Milano nel 2013 arrivarono molti migranti che dormivano nella stazione centrale. Ti fa molto male vedere delle persone trattate in questa maniera e non è giusto quello che succede: tutti hanno il diritto di scappare dalla guerra, dalla fame e dalla morte per cercare la vita. Volevamo fare un atto forte. Io sono palestinese-siriano, quindi sono sempre stato considerato un apolide a livello legale per il mondo, mentre Gabriele è un reporter che ha lavorato in Siria, in Egitto e in Libia. Avendo visto cosa succede in quelle terre, davamo una mano a questi rifugiati, gli prendevamo in casa nostra per farli riposare. Un giorno incontrammo questo ragazzo che aveva sbagliato treno e stava cercando di raggiungere la Svezia. Lo abbiamo invitato a casa e ci ha raccontato la sua storia, una storia molto forte che ci ha colpito subito. Pensammo a tanti modi per fargli raggiungere la Svezia, uno dei quali consisteva in un pullman e dei vestiti da suora. Dopo poco ci venne in mente questa idea folle: un matrimonio. Dopo quindi giorni eravamo partiti".
Giordano Rampazzi chiede poi a Khaled: "Nel documentario, poco dopo la partenza, tu scopri di essere diventato cittadino italiano e ti commuovi. Prima tu non avevi una cittadinanza, giusto?".
"Io ero un apolide perché a noi rifugiati palestinesi del '48 (siamo 5 milioni in tutto) non è mai stata riconosciuta una cittadinanza. Quando sono arrivato, in maniera legale, in Italia ho provato a fare dei documenti ma quando dissi di essere palestinesi mi risposero che l'Italia non riconosceva come stato la Palestina, che per loro non esisteva. Mia moglie è italiana e dopo che mi sono sposato ho potuto domandare di essere riconosciuto come cittadino italiano. È buffo che quando ho scoperto di avere per la prima volta un passaporto è stata anche la prima volta che stavo facendo qualcosa di illegale."
E proprio su questo argomento Glauco Almonte domanda: "Due dei protagonisti sono stati respinti dalla Svezia. Avete avuto conseguenze legali per aver realizzato questo documentario?".
"No, perché in Italia per essere perseguitati a livello legale serve qualcuno che faccia una denuncia. Tutti hanno parlato del film e questo ci ha aiutato. La mia unica paura era la Lega Nord ma, ragionandoci sopra, loro dovrebbero essere dalla nostra parte e pagarci: in fondo abbiamo preso 5 migranti e li abbiamo portati fuori dall'Italia".
La sala scoppia in una risata e questo rompe il ghiaccio per le prime domande dal pubblico: "Come mai alcuni dei protagonisti non hanno ottenuto l'asilo politico in Svezia?"
"È tutto un discorso di leggi europee e del fatto che l'asilo politico va chiesto nel Paese di arrivo, dove sono obbligati ad accettare la richiesta. Purtroppo molto spesso non è così. Il resto dei Paesi europei riempie le strade di polizia e quando trovano un migrante lo fanno tornare in Italia. Questa cosa ha reso sempre più ricchi i contrabbandieri che con 1000€ ti fanno arrivare in Nord Europa. Ma queste persone non sono umane: solitamente fanno fare un giro lunghissimo ai migranti per poi lasciarli sulle Alpi facendogli credere di essere in Svezia.
Per quanto riguarda i due protagonisti respinti, ad uno di loro avevano preso le impronte digitali qui in Italia, quindi per gli svedesi voleva dire che quello era il Paese dal quale erano entrati in Europa e quindi era lì che dovevano tornare per legge".
Il pubblico fa un'altra domanda: "Perché molti migranti vogliono raggiungere la Svezia?".
"Quando arrivi in Svezia lo stato è molto preparato e loro sono molto bravi: per tre anni si occupano di te, ti danno da mangiare, ti mandano a scuola, ti insegnano a lavorare e a parlare la loro lingua. Quando finisce questo periodo, sei pronto ad essere inserito nella società pagando le tasse e ridando allo Stato i soldi spesi. È un'idea che funzionerebbe dappertutto, anche qui in Italia, ma non ho ancora capito perché non lo fanno".
Un'ultima domanda viene da Giordano Rampazzi: "Mi ha sorpreso molto quando nel documentario il corteo supera il confine tra Italia e Francia attraversando semplicemente una rete arrugginita. Viene da chiedersi: cos'è una frontiera?".
"Nel momento in cui abbiamo scelto di parlare di immigrazione avremmo anche potuto passare il confine con la macchina, ma abbiamo un amico storico che ci ha parlato di questo posto chiamato il Passaggio dei morto usato nel passato dagli italiani per fuggire dal fascismo. Lo abbiamo fatto per ricordare che nella storia anche gli italiani sono dovuti scappare da qualcosa usando ogni mezzo possibile. L'abbiamo usato come simbolo per ricordare che non è una causa nata adesso: da sempre le persone quando hanno fame o c'è una guerra scappano e non si può dire no innalzando un muro ed impedendo a queste persone di ricercare la dignità, la felicità e , soprattutto, la vita". L'incontro si conclude con un enorme applauso di empatia che dura per diversi minuti.
Il sole del pomeriggio ha scaldato la maniglia della porta della Rocca che, pesantemente, si chiude alle 17:00: è il momento di Per tutta la vita, di Susanna Nicchiarelli, il film che chiude la sezione documentari di Est Film Festival 2015. Prima della proiezione, sul palco uno dei due vincitore dell'anno scorso: Vieri Brini regista, insieme a Manuele Policante (il grande assente), di Rifiutati dalla sorte e dagli uomini.
"Est Film Festival è stato per noi un trampolino di lancio – afferma Vieri – che ci ha permesso di fare oltre 50 proiezioni in tutta Italia e farci conoscere. Ultimante abbiamo anche chiuso un contratto per distribuire su alcuni canali televisivi il nostro documentario".
Insieme a lui anche il presidente di giuria, Mariolina Scavera Malvagna: "La sezione di quest'anno è stata molto interessante con documentari di livello alto e molto vari nelle tematiche. Spero che Est Film Festival possa essere un trampolino di lancio anche per il prossimo vincitore".
Ma, di cosa parla Per tutta la vita? Ce lo spiega la stessa Susanna: "Questo film nasce perché sono trascorsi 40 anni dal referendum sul divorzio e allora mi sono chiesta come fosse cambiata in tutto questo tempo l'Italia. All'inizio volevo realizzare un lungometraggio, ma poi mi sono resa conto che serviva un tipo differente di racconto. Mi sono ritrovata in situazioni più appassionanti, intervistando delle persone che ti raccontano di emozioni reali che fanno parte della loro vita. Questo film partiva come un documentario d'inchiesta e piano piano si è trasformato in un lavoro di riflessione filosofica sull'amore o sulla possibilità di credere ad un sentimento che duri tutta la vita perché mentre lo realizzavo mi sono sposata".
Parlando con Nicoletta salta fuori il discorso delle nuove leggi sul tema, come il divorzio breve.
"Il fatto che comunque lo Stato non consideri il cittadino abbastanza maturo ma gli dica di prendersi un tempo per pensarci, come se avesse preso una decisione del genere senza averci riflettuto prima, è un po' offensivo. Per spezzare una lancia a favore di questo sistema, lo Stato cerca di dare una regola a qualcosa di umano che necessita di un tempo di elaborazione. Però tutto ciò porta ad un costo ulteriore che prolunga la sofferenza emotiva di qualcuno".
Dopodiché a Nicoletta viene chiesto come mai abbia tralasciato alcuni aspetti del movimento divorzista e perché il suo documentario sia intramezzato dall'intervista di un'etologa che parla di monogamia.
"Non ho mai voluto realizzare con questo lavoro un reportage televisivo che dicesse tutto sul divorzio. Ho voluto solo affrontare un percorso interiore. Anche perché credo che se uno cerca di inserire ogni cosa in un discorso, rendendolo scolastico ed esauriente, esca fuori un racconto privo di emozioni. Per quanto riguarda l'etologa, ho seguito una mia curiosità sul mondo animale: volevo capire perché lo scimpanzé che ci assomiglia non è monogamo mentre altri animali che sembrano più lontani da noi hanno dei rapporti affettivi simili ai nostri".
L'incontro si chiude con una domanda di stampo filosofico/marzulliano: "Sono le battaglie che portano avanti l'Italia o è l'Italia a far nascere queste battaglie?".
"Sicuramente ogni battaglia in sé fa crescere il Paese perché coinvolge le persone, anche se da noi sembra che si arrivi a riconoscere dei diritti quando ormai sono un dato di fatto".
La giuria si sta già riunendo per decretare un vincitore mentre un corvo, planando sul prato, vola tra le rovine della Rocca per andare a posarsi sulla Torre del pellegrino, probabilmente per vedere uno dei mille straordinari tramonti sul lago ai quali Montefiascone ci ha abituato, ma che sempre ci emozionano.
Nel blu scuro della notte e le sue stelle, la luna è piena questa sera: il pallore candido che la colora si confonde silenziosamente con l'alone di luce che la circonda, rendendo i suoi crateri solitari un'entità quasi palpabile anche da piazzale Frigo. L'atmosfera giusta per la proiezione di questa sera: il film di fantascienza, diretto da Lorenzo Sportiello, Index Zero (primo film di Est Film Festival ad essere proiettato in inglese con i sottotitoli).
Dal palco, il Direttore Esecutivo Vaniel Maestosi rivolge un saluto al dott. Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit di Viterbo, partner di Est Film Festival.
Prima di cominciare il dibattito, il regista Lorenzo Sportiello ci tiene a fare un ringraziamento: "Ringrazio i tecnici di EFF per la proiezione ottima. L'audio si sentiva benissimo e in un film del genere è fondamentale".
Come prima domanda viene chiesto a Lorenzo come mai abbia scelto di girare il film in inglese e se questo sia stato un tentativo per aprirsi verso il mercato estero.
"L'ho fatto per una questione di credibilità: volevo fare un corrispettivo di Lampedusa e ho pensato che in un futuro del genere l'interlingua tra un Paese e l'altro potesse essere l'inglese. Index Zero è stato girato in Bulgaria perché cercavo delle location che potessero trasmettere un certo senso di crudezza. Le stesse comparse sarebbero state difficili da trovare in Italia: volevo delle persone che avessero una certa durezza nello sguardo, con la faccia segnate dalla vita, balcaniche. Avendolo pensato fin da subito come film di fantascienza sapevo che avrebbe avuto un mercato più di nicchia, per il fatto che in Italia non c'è la tendenza a girare film del genere perché non c'è un pubblico così ampio. La scelta della lingua è stata fondamentale ma, in fin dei conti, è un film abbastanza silenzioso, quindi godibile anche da chi non mastica l'inglese".
Un'altra domanda riguarda la parte finanziaria di questo progetto: "Che tipo di budget avete avuto?".
"Basso, 500.000€. Per ovviare ad alcuni problemi di produzione mi sono ritrovato ad investire molto di mio in forza lavoro: ho fatto la regia, la sceneggiatura, gli effetti speciali e la colonna sonora, che si è rivelata essere una delle parti più divertenti visto che io volevo fare la rock star ma poi ho ripiegato sulla regia".
Cogliendo l'occasione, Vaniel Maestosi aggiunge: "Vedere un regista creare la colonna sonora del proprio film è molto bello. Anche perché qui ad Est Film Festival abbiamo il Premio JazzUp per la miglior colonna sonora originale".
Giordano Rampazzi interviene con una domanda sugli effetti speciali: "Il tuo film non può essere paragonato ai kolossal di fantascienza americani, ma il lavoro che avete fatto è straordinario e si vede. Come avete deciso di muovervi in questo senso?".
"L'atmosfera sul set era molto casalinga, calcola che ho realizzato quasi tutti gli effetti nella mia stanza grazie al fatto che oggi la tecnologia ti permette di fare un ottimo lavoro anche a livello amatoriale. Volevamo che gli effetti speciali supportassero la narrazione e non che uscissero fuori dallo schermo per colpire lo spettatore. Per me questo film di fantascienza voleva avere un'impronta naturalistica: non ho inventato niente. Il film è una leggera distorsione della nostra realtà. Ci sono cose che stanno accadendo ora e che io ho solo ripreso. Anche perché i documentari si occupano di realtà mentre un film deve metaforizzarla".
Mentre salutiamo Lorenzo, una campana lontana ci fa entrare in un nuovo giorno facendoci concludere presto la serata. Domani avremo bisogno di tutte le nostre forze per quello che ci aspetta in questo giovedì: la giornata dedicata ai cortometraggi.
Buon Est Film Festival

Fortunato Licandro
EFF Storyteller
www.estfilmfestival.it


28 Luglio 2015: un martedì di emozioni e grande partecipazione a Est Film Festival

Montefiascone, 28 luglio 2015. Il cancello si apre con un cigolio che rimbalza tra il giardino della Rocca e la torre del Pellegrino che si svegliano per una nuova colazione offerta da Est Film Festival. C'è odore di caffè nell'aria e le cupcake della pasticcieria La Fabbrica dei sogni si stagliano colorate vicino alle mura antiche della sala. Tra un croissant e un cappuccino si discute già del tema del documentario la cui proiezione delle 10:30 è imminente: Una nobile rivoluzione di Simone Cangelosi.
Il film ripercorre la vita di una delle figure più importanti del movimento politico per i diritti civili, la leader del Movimento Identità Transessuale (MIT) Marcella Di Folco.
Giordano Rampazzi comincia l'incontro con il regista: "Si nota un coinvolgimento molto emotivo in questo film. Come hai conosciuto Marcella?".
"Ho conosciuto il MIT per questioni d'identità, quando ho deciso di fare una transizione da donna a uomo. Marcella era la figura più autorevole che teneva in piedi il consultorio, era un punto di riferimento per tutta l'Italia. All'inizio il rapporto era quello tra una donna in crisi d'identità ed una persona delle istituzioni. Poi, per oltre un decennio, ho avuto con lei una relazione politica: sono diventato segretario del MIT e abbiamo girato insieme l'Italia. Marcella era una persona incredibile che ha sempre lavorato in ambito sociale ed è stata la prima persona al mondo a cambiare sesso e accedere comunque ad una carica pubblica. Era una persona travolgente e il nostro rapporto è diventato sempre più intimo".
Il film è stato realizzato con una commistione tra testimonianze su Marcella e riprese datate.
"Anche se per me è irritante vedere le sporcature di quelle immagini, per esprimere intimità mi serviva cambiare paradigma visivo e questo è stato un tentativo. Io ho iniziato precocemente a documentare il mio cambiamento di sesso, realizzando con quelle immagini un documentario nel 2007. Sono partito da quel nucleo di girato in forma diaristica del mio cambiamento e lei è entrata in questo diario perché faceva parte della mia vita".
Sul palco arriva una domanda dal pubblico: "C'è una statistica che dice che l'80% dei transgender riceve nella sua vita di tutti i giorni una forte violenza





















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